Il monocordo, è un cordofono a una sola corda, pizzicata e percossa, "alla bisogna" senza seguire alcuna partitura. Uno strumento in legno inventato da Pier Luigi Berdondini per Concerti di poesia al monocordo. Ritmo, colore, timbro, graffio, carezza della corda e riverberi del legno si fondono ai suoni della parola. La poetica di Berdondini si distingue per il mutualismo tra i suoni "minerali" del monocordo e la voce dei versi che alternano un italiano acustico ad antichi dialetti e lingue arcaiche. Una ricerca che alterna norreno a lucano, occitano a romagnolo, antico macedone a grecanico. Ittita a friulano. Solo per citare alcune delle convivenze sonore. Un comune andar per suoni intrecciati al tema ispirativo, al titolo del concerto. E anche neologismi. Ad esempio Inzinzines, titolo di un concerto, che per traslitterazione potrebbe tradursi in inzinzinarsi, contagiarsi, inzupparsi, inzaccherarsi. Lo scopo non è tradurne un significato, ma indurre all'ascolto delle vibrazioni acustiche nelle dinamiche espressive delle i, delle enne e delle zeta di Inzinzines . Vibrazioni polilinguistiche che tendono a rafforzare una poetica di suoni che ribaltando il "lapalisse" dei significati esalti la percezione del significante, valore primario dell'immagine acustica della parola. .