GNIT PI'RULE
Zingana
 
Ai poeti non serve l’immaginazione ma la memoria. «Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo». Così, tra altri, Giovanni Pascoli, principale poeta italiano dopo l’età di Leopardi e Manzoni (Gianfranco Contini dixit). Nondimeno, seppure si collochi in questa linea -  almeno a me pare -, Pier Luigi Berdondini ci mette in guardia, verso la fine del presente Gnit pìrule: «non far troppa maletta / sui ricordi». Giusta precisazione che ha il suo apice nella parola maletta. Tradotta elegantemente dall’Autore: «Borsa, anche scroto, da qui il significato di lagna». Insomma: è il ricordo di una bella parola del dialetto romagnolo - maletta o più comunemente malèta, vocabolo appartenente alle diverse parlate di Romagna - a rammentarci di non sprofondare nella nostalgia, bensì
attraverso la poesia colmare il dolore per il desiderio di ritornare e rendere presente quel tempo e quel mondo che non c’è più.

dalla Prefazione di Gianfranco Miro Gori

Anno di pubblicazione 2019

Bottega Bertaccini


 
gli anni sono una città di carta
scarabocchi che inciampano
tra i pori delle pietre
accenti arrugginiti di ricordi
infantili rotaie di emozioni
scendo dalla stazione
prendo appunti par zughér a rimulen
la piazza è un posacenere
mediocre di abitudini
sorrisi grigi passi ruvidi
gesti pettinati parole rigide
frugo incanti di cibo tra scarti di mercato
chicchi di arcobaleno
briciole da stringere
al seno
germogli di radici inesplorate
gocce d'inchiostro
a fare orgoglio
di umiltà smarrite
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